“Wajib – Invito al Matrimonio” dal Middle East Now alle sale italiane

E’ sempre un piacere quando i film presentati in anteprima ai festival cittadini riescono a trovare vita anche al di fuori dell’ambito festivaliero e un successo che va oltre a quello assegnato dalla critica specializzata. “Wajib – Invito al Matrimonio” è l’ultimo di questi casi felici. Il film ha inaugurato meno di un mese fa la 9a edizione del Middle East Now a La compagnia, e dal 16 aprile ha trovato meritata fortuna nelle sale grazie alla Satine Film.
A Firenze lo trovate ancora in programmazione questo fine settimana allo Spazio Alfieri e il consiglio è quello di non lasciarvelo scappar

 


Un viaggio urbano attraverso la Nazareth dei “palestinesi invisibili” tra sottomissione a Israele ed esilio all’estero, nonostante l’immondizia, la plastica e la polvere, Nazareth riesce ancora a brillare agli occhi di Shadi e Abu Shadi, che si riscoprono dopotutto padre e figlio.

SINOSSI

Risultati immagini per Wajib – Invito al MatrimonioAbu Shadi, 65 anni, divorziato, professore a Nazareth, prepara il matrimonio di sua figlia. Shadi, suo figlio, architetto a Roma da anni, rientra qualche giorno per aiutarlo a distribuire a mano, uno per uno, gli inviti del matrimonio come vuole la tradizione palestinese del “wajib”. Tra una visita e l’altra, le vecchie tensioni tra padre e figlio ritornano a galla in una sfida costante tra due diverse visioni della vita. Attraverso tortuose salite e discese di Nazareth, brucianti rancori e ricordi di famiglia tracciano la geografia di una città divisa, la storia di un popolo riflessa negli sguardi dei due uomini.

Il “wajib” dunque, “dovere sociale” riservato agli uomini della famiglia della sposa, diventa una scusa per la regista che guarda alla sua Palestina attraverso la relazione padre-figlio in cui si riflette l’intera comunità. I due uomini di due diverse generazioni rispecchiano due modi opposti di essere palestinese: se il padre rappresenta la sottomissione allo Stato d’Israele che passa per il compromesso e la paura, il figlio che ha preferito l’esilio, dà voce allo sradicamento e all’idealizzazione di uno Stato che non esiste più o non ancora. Il figlio rimprovera al padre la sua rassegnazione e la sua remissività al sistema locale di potere, compromessi e ipocrisie, a cui il padre oppone la fedeltà alla sua terra e un necessario pragmatismo; Shadi, invece…

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