Una rassegna per celebrare l’artista capace di scardinare i confini tra materia e vita. Carlo Rambaldi ha saputo infondere un’anima alle icone più potenti della storia del cinema.
Carlo Rambaldi non è stato un semplice creatore di effetti speciali, ma un ingegnere dell’incanto in grado di ridefinire l’immaginario collettivo della meraviglia e del terrore. Partendo dalla sapienza manuale delle botteghe italiane ha conquistato Hollywood, fondendo l’anatomia alla tecnologia, dimostrando che dietro ogni ingranaggio può battere un cuore pulsante.
I suoi tre premi Oscar non sono solo traguardi tecnici, ma il riconoscimento di una poetica della forma: quella capacità unica di dare uno sguardo, una mimica e una dignità umana a creature nate dal metallo e dal lattice. La rassegna attraversa la sua filmografia più audace, dove il trucco smette di essere finzione per farsi realtà tangibile, emozione pura e memoria indelebile.
La rassegna è realizzata in collaborazione con Fondazione Culturale Carlo Rambaldi.
INGRESSO:
Singolo film: 7€ intero / 6€ ridotto
Uno speciale biglietto super ridotto è previsto per:
– tesserati Firenze al Cinema, per alcuni spettacoli segnalati nella newsletter di Firenze al Cinema.
– tesserati IOinCompagnia (con tessera in corso di validità) che hanno esaurito i propri ingressi gratuiti.
King Kong
(John Guillermin, 1976, 134’ – v.o. sott. italiano)
MERCOLEDÌ 22 APRILE, ORE 20.30
alla presenza di Cristina Lippolis Rambaldi (Vice Presidentessa Fondazione Culturale Carlo Rambaldi) e in collegamento con Silvia Bizio (Produttrice cinematografica) e Raffaella De Laurentiis (Produttrice cinematografica)
Premio Oscar per i Migliori Effetti Speciali. Per il remake prodotto da Dino De Laurentiis, Rambaldi compie il miracolo: costruisce un primate meccanico alto 12 metri e, soprattutto, progetta le maschere a controllo idraulico capaci di trasmettere emozioni umane. È la consacrazione definitiva del suo metodo: non più un mostro che distrugge, ma un personaggio tragico dotato di un’ espressività mimica che commosse il mondo intero, ridefinendo il concetto di animatronics.
Città violenta
(Sergio Sollima, 1970, 109’ – v.o. in italiano con sottotitoli in inglese)
Restauro digitale in 4K a cura della Cineteca di Bologna.
MARTEDì 28 APRILE, ORE 18.30
In questo caposaldo del poliziesco, il contributo di Rambaldi si concentra sulla precisione chirurgica degli effetti di sangue e balistica. Il suo lavoro qui è un esercizio di iperrealismo crudo: le ferite e le esplosioni di violenza urbana richiedevano una verosimiglianza tecnica che solo un artigiano ossessionato dal dettaglio anatomico poteva garantire. Progettò sofisticati sistemi di micro-cariche ed effetti prostetici che elevano il genere a una dimensione quasi documentaristica. Questa capacità di rendere viva la materia inanimata, anche nella sua forma più brutale, anticipa la sensibilità che lo porterà a dominare la scena hollywoodiana, dimostrando che il rigore tecnico è la base imprescindibile per ogni illusione cinematografica riuscita.
Terrore nello spazio
(Mario Bava, 1965, 88’ – in italiano)
Restauro digitale 2K DCP a cura del CSC – Cineteca Nazionale. Per gentile concessione di Cinecittà.
VENERDì 8 MAGGIO, ORE 19.00
alla presenza di Isetta Ganassi (collaboratrice di Carlo Rambaldi e esperta di disegno animato)
Prima di approdare ai giganti di Hollywood, Rambaldi collabora con il maestro della luce Mario Bava in questa pietra miliare della fantascienza gotica. In un contesto di budget ridottissimo, il suo genio emerge nella creazione di atmosfere aliene e apparizioni spettrali di straordinaria efficacia visiva. Fondamentale in questo processo fu il lavoro svolto da Isetta Ganassi, collaboratrice storica di Rambaldi e scultrice di incredibile talento, che contribuì materialmente alla modellazione delle creature e delle scenografie organiche del film. Insieme, riuscirono a dare corpo a incubi spaziali che influenzeranno profondamente l’estetica di futuri capolavori, da Alien a Prometheus. È qui che si pongono le basi per quella capacità di “creare il tutto dal nulla”, dove l’ingegno artigianale di Rambaldi e della Ganassi trasforma pochi materiali di recupero in una visione cosmica indimenticabile.
Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea
(Riccardo Freda, 1972, 90’ – in italiano)
Restauro digitale 4K a cura di Cinecittà. Per gentile concessione di Cinecittà.
MARTEDì 12 MAGGIO, ORE 19.30
In questa incursione nel thriller orrorifico firmata dal maestro Riccardo Freda, Rambaldi sperimenta soluzioni visive legate al perturbante e al macabro. Il suo contributo nella realizzazione di protesi e manichini antropomorfi gioca con l’inquietudine dello spettatore, trasformando il corpo umano in un simulacro meccanico. È una testimonianza preziosa di come Rambaldi sapesse infondere un’aura di sinistra realtà anche agli oggetti più inanimati, anticipando le ossessioni organiche e la fusione uomo-macchina che avrebbero caratterizzato le sue grandi produzioni internazionali.
Incontri ravvicinati del terzo tipo
(Steven Spielberg, 1977, 135’ – v.o. in inglese con sottotitoli in italiano)
Restauro digitale della Director’s Cut in 4K a cura della Cineteca di Bologna
VENERDì 15 MAGGIO, ORE 19.00
Creando l’alieno Puck — una creatura diafana, gracile e dai movimenti gentili — Rambaldi rompe con l’iconografia del mostro invasore per abbracciare quella del visitatore benevolo. Progettò un sistema di articolazioni facciali così sofisticato da permettere all’alieno di sorridere e comunicare con meraviglia, trasformando un ammasso di servomotori in un messaggero di pace. La sua capacità di infondere un’anima e una curiosità quasi umana nello sguardo di un essere sintetico fu la chiave del successo emotivo del finale, consolidando il suo ruolo di geppetto spaziale agli occhi di Hollywood.
Possession
(Andrzej Żuławski, 1981, 124’ – v.o. in inglese con sottotitoli in italiano)
MARTEDì 19 MAGGIO, ORE 21.00
Nel capolavoro disturbante di Żuławski, Rambaldi realizza una delle sue creature più oscure, astratte e simboliche: il feticcio tentacolare con cui la protagonista (Isabelle Adjani) consuma la sua deriva psicotica e passionale. Lontano dai grandi apparati hollywoodiani, qui l’effetto speciale abbandona lo spettacolo per farsi manifestazione fisica del trauma e del desiderio. Rambaldi ideò una creatura viscosa, pulsante e dotata di un movimento biomimetico che trasmette una sensazione di vita repulsiva ma innegabile. Il suo lavoro fu cruciale per rendere credibile l’orrore metafisico: la creatura non è un semplice mostro, ma un simulacro organico che evolve insieme alla follia dei protagonisti, dimostrando come la tecnica potesse piegarsi anche al cinema d’autore più estremo, viscerale e filosofico.
Alien
(Ridley Scott, 1979, 117’ – v.o. in inglese con sottotitoli in italiano)
GIOVEDì 4 GIUGNO, ORE 19.00
Premio Oscar per i Migliori Effetti Speciali. Se l’estetica dello Xenomorfo nacque dai pennelli di H.R. Giger, la sua terrificante vitalità è pura ingegneria Rambaldi. Il maestro italiano realizzò lo scheletro meccanico interno alla testa del mostro, un capolavoro di biomeccanica composto da oltre 900 componenti articolati. Questo sistema permetteva alla mascella retrattile di scattare con una ferocia organica e alle labbra corrose di contrarsi in un ghigno spaventoso, rendendo la creatura una minaccia tangibile e pulsante. Il contributo di Rambaldi fu determinante nel trasformare un costume di scena in un predatore perfetto, ridefinendo per sempre i canoni dell’orrore fantascientifico attraverso la fusione tra metallo, lattice e bava.
E.T. l’extra-terrestre
(Steven Spielberg, 1982, 115’ – in italiano)
Arena Apriti Cinema
ingresso gratuito
Premio Oscar per i Migliori Effetti Speciali. In quella che è forse la sfida più alta della sua carriera, Rambaldi raggiunse la perfezione mimica. Concentrò tutta l’espressività negli occhi di E.T. che posizionò distanti tra loro per dare un senso di saggezza e vulnerabilità, lavorò su 40 punti di articolazione solo per collo e volto che permettevano dei movimenti così naturali da creare un personaggio capace di generare empatia senza l’ausilio della parola. Non costruì un semplice pupazzo animatronico, ma un vero e proprio attore di gomma capace di interagire con i bambini protagonisti con una naturalezza sconcertante.