02-31 agosto 2020

[in Agosto] Artists against the system. L’idea diventa arte

Quattro film che raccontano il mondo dell’arte contemporanea e gli artisti che hanno contribuito a rivoluzionarne il sistema.

Eventi in sala virtuale Più Compagnia
– tutti i titoli della rassegna saranno disponibili On Demand dal 2 al 31 agosto –

Cosa accade quando è il concetto a diventare un’opera arte?

Fotografia, videoarte, performance, street art e land art.
Quattro diverse forme di espressione artistica che raccontano il passaggio graduale dall’uso dei mezzi tradizionali dell’arte – pennello, tela, scalpello – al loro totale abbandono.

Con Shirin Neshat ci troviamo ancora in parte all’interno del “sistema dell’arte”. Sono cambiati i mezzi espressivi – grazie all’evoluzione tecnologica – ma si tratta di un’espressione artistica ancora molto legata al concetto di “manufatto artistico”. Un passo in avanti lo fa Marina Abramović che con le sue performance porta l’arte a un nuovo livello: l’opera non è più oggetto ma diventa esperienza, singola e irripetibile. Anche se, tranne alcune eccezioni, si tratta di un’esperienza – singola o collettiva – ancora legata ai “luoghi dell’arte” come musei e gallerie.

Questo legame indissolubile verrà messo in crisi dalla Street Art e dalla Land Art. La volontà è quella di eludere il mercato dell’arte realizzando delle opere che siano parte del tessuto urbano o del paesaggio naturalistico, che possano essere viste da un pubblico quanto più vasto possibile e che abbiano una “vita propria”: dal momento in cui vengono concepite a quello in cui il tempo, gli agenti atmosferici o l’intervento umano non le porterà al deterioramento.

Biglietto (singolo film + approfondimento): 3.99€

 

 

 

 


Looking for Oum Kulthum di Shirin Neshat, 1921, Germania – Austria – Italia – Libano – Qatar, 90′ – v.o. sub ita
in collaborazione con Lo schermo dell’arte, In Between Art Film e Vivo Film
Dopo la proiezione sarà disponibile una conversazione tra l’artista Shirin Neshat e Leonardo Bigazzi, curatore de Lo schermo dell’arte.

Dopo l’acclamato Women Without Men, Shirin Neshat torna a parlare della condizione femminile e a raccontare il suo Iran dalla parte delle donne. In questo suo nuovo lavoro costruito come un film nel film, Neshat dimostra ancora una volta la grande forza del suo sguardo che le permette di passare dal film all’opera, dalla foto all’installazione.

Mitra, un’artista ambiziosa, madre e moglie quarantenne, s’imbarca nel sogno di una vita: fare un film sulla sua eroina, la leggendaria cantante del mondo Arabo Oum Kulthum. Il suo obiettivo è esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo del successo di Oum Kulthum, un’artista donna che vive in una società conservatrice e dominata da uomini. Durante le riprese del film, tuttavia, l’improvvisa scomparsa di suo figlio adolescente e la crescente difficoltà di catturare l’essenza di Oum Kulthum come donna, come artista, come mito porteranno Mitra ad una profondissima crisi emotiva ed artistica.

 


The space in between: Marina Abramović and Brazil di Marco Del Fiol, 2016, Brasile, 97′

Esorcizzare il dolore è lo scopo delle performance dell’artista nata a Belgrado.

In questo docufilm la Abramović parte alla ricerca di nuovi stimoli creativi e viaggia attraverso le vibranti comunità religiose del Brasile per fare esperienza dei rituali sacri e svelare il suo processo creativo. Il sincretismo del luogo si fa per lei percorso personale e artistico e racconto per immagini, in un seducente intreccio di profondità e ironia.

Tra cerimonie di purificazione e trip psichedelici, Marina riflette sulle affinità tra performance artistiche e rituali e si mette totalmente a nudo, in un tragitto anche interiore nei meandri del suo passato. Un film autenticamente in between, sospeso tra arte e vita, tra road movie e spiritual thriller, capace di parlare al cuore dello spettatore e al suo inestinguibile bisogno, consapevole o inconsapevole, di spiritualità.

 


Exit through the gift shop di Banksy, 2010, USA – Inghilterra, 87′

Verso la fine degli anni Novanta Thierry Guetta scopre che suo cugino è il famoso street artist Space Invader, colui che da tempo riempie le strade delle capitali europee con dei mosaici raffiguranti le figure squadrate del celebre videogame. Da quel momento, Thierry decide di avvicinarsi al mondo della street art con la sua videocamera e di filmare da vicino tutte le guerrilla performance di questi artisti clandestini.

Thierry riesce ad avvicinarsi anche a Shepard Fairey, autore del celebre ritratto bicromatico per la campagna elettorale di Obama. Solo il misterioso artista Banksy pare sfuggire al suo sguardo, finché un giorno, mentre si trova a Los Angeles per preparare la sua prima mostra, Barely Legal, è lui stesso a mettersi in contatto con Guetta.

“The World’s First Street Art Disaster Movie” cita la campagna promozionale del film, e la dicitura rivela molto più di quanto il tono satirico lascerebbe intendere. Exit Through the Gift Shop è a tutti gli effetti una storia di “disastri” primo tra tutti quello che riguarda il mondo dell’arte contemporanea.

La trasformazione di Thierry Guetta in Mr. Brainwash è la parabola di un uomo qualunque che da cameraman diviene artista pop ricercato rimasticando ex novo la pop art dei manuali scolastici. I suoi filmati, fanno emergere un poco alla volta la posizione militante dell’artista di Bristol sul concetto di arte contemporanea e di democratizzazione della stessa.


 

Troublemakers: the story of Land Art di James Crump, 2015, USA, 72′

A partire dalla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, un gruppo di artisti sentì la necessità di trovare una tela più grande di quella che erano soliti usare.

In un attimo i pennelli si trasformarono in escavatori ed i colori in terra e fango.

Come per tutti i movimenti artistici, è difficile attribuire ad un solo uomo la nascita della Land Art. Per questa ragione, il film di Crump si concentra principalmente su tre figure: Robert Smithson, Walter De Maria e Michael Heizer, un gruppo di artisti radicali di New York che, proprio in quegli anni, inziò a produrre opere su scala monumentale negli spazi desertici del sud-ovest americano.

 

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