Dal 28 ottobre al 1° novembre, France Odeon torna a La Compagnia con la sua 18ª edizione. Un’edizione speciale che celebra la maggiore età del festival e i 40 anni di cinema francese a Firenze, iniziati nel 1986 con France Cinéma.
Cinque giorni di proiezioni, incontri ed eventi dedicati al meglio del cinema francese contemporaneo, tra grandi autori, nuove voci e storie capaci di emozionare e far riflettere.
Il cuore del festival sarà La Compagnia, con appuntamenti a Palazzo Bastogi, all’Institut français Firenze e al The Artists’ Palace Florence. Si rinnova inoltre la collaborazione con il Comune di Fiesole, che ospiterà uno degli appuntamenti cinematografici più attesi di questa edizione.
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PROGRAMMA
mercoledì 28 ottobre – pre-apertura
20.30 | Omaggio a Brigitte Bardot
Le repos du guerrier di Roger Vadim (1962 – 101 min, v.o. sott. it.)
Arrivata a Digione per una questione di eredità, Geneviève entra per errore in una stanza d’hotel e salva dal suicidio Renaud Sarti, un uomo instabile e violento di cui finirà per innamorarsi perdutamente, nonostante gli avvertimenti di chi le sta vicino.Tratto dall’omonimo romanzo di Christiane Rochefort, il film fu girato in parte in Toscana, tra San Gimignano e l’abbazia di San Galgano. Durante le riprese, Brigitte Bardot soggiornò a Fiesole, rimanendone così affascinata da tornarci negli anni successivi.no cow-boy rappresentati come inutili ebeti, sono i due geniali punti di forza e di modernità di Les pétroleuses di Christian-Jaque del 1971. A tutto questo si aggiungono le due straordinarie protagoniste – Claudia Cardinale e Brigitte Bardot – esuberanti, magnetiche e perfettamente complementari. Non si può allora che ripensare al modo aleatorio con il quale si sono compiute riduttive classificazioni. E a poco più di un mese dalla scomparsa di Claudia Cardinale, vera trait d’union tra il cinema italiano e quello francese, ci piace riproporre e “rivalutare” questo titolo per ricordarla allegramente. Un’opera che trasmette tutta l’intelligenza, sensualità e ironia dell’attrice del Gattopardo. Un inno cinematografico alla spensieratezza e alla gioia di vivere che comprende anche piacere di sedersi in una sala buia per trascorrere 90 minuti di puro divertimento.
Giovedì 29 ottobre
18.45
Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi (115 min, v.o. sott. it. e ing.)
Isabelle Huppert, la più grande attrice francese, icona di tanti maestri del cinema mondiale, Godard, Chabrol, Cimino, Kiarostami, Taviani, Bellocchio… fa la comparsa! Non nel senso che appare appena qualche secondo in questa sfiziosa commedia di Marc Fitoussi, ma proprio nel ruolo di un’attrice che non ce l’ha fatta. Stravagante. Buffa. Divertente. Ossessiva. Corinne lotta contro il sistema dello show business, dalle cui logiche non è facile sottrarsi. Non si sottomette a nessuno. Discute con gli assistenti di produzione, contesta le acconciature e i costumi che le fanno indossare, le paghe… distribuisce il suo curriculum a chiunque, finché non incontra Sandrine Kiberlain (più o meno nel ruolo di sé stessa), a cui si aggrappa come ad un’ancora di salvezza, credendo grazie a lei di poter svoltare sul grande schermo. Lungi dall’essere l’ennesimo “dietro le quinte”, Ni vue, ni connue è piuttosto un toccante racconto di vita, profondo e ragionato, colorato con le tinte leggere della commedia ma che merita di essere guardato con molta attenzione, leggendone il sotteso messaggio.
21.30
L’objet du délit di Agnès Jaoui (133 min, v.o. sott. it. e ing.)
Per accostare un’opera lirica intrisa di maschilismo come Le nozze di Figaro al movimen-to #MeToo occorre la padronanza di scrittura di Agnès Jaoui. Eccoci dunque in piena produzione di
una versione dell’opera di Mozart alquanto variegata, con tutte le complicazioni e i compromessi dovuti anche ai sempre più frequenti tagli ai fondi alla cultura.
Il produttore viene dal mondo della ristorazione, la regista è una modella alla sua prima esperienza, la seconda soprano è figlia di uno sponsor che l’ha caldamente raccomandata, perfino i tecnici sono in buona parte neofiti. Meno male che il direttore è l’affermato maestro Igor/Daniel Auteuil e la prima soprano è la star Hannah/Agnès Jaoui. C’è anche un tenore italiano campione del patriarcato. L’objet du délit comincia così, con i toni leggeri di un’opera corale, ma poi ci spiazza, inserendo come una bomba il tema delle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo. Ecco che tutto cambia: l’atmosfera si fa spigolosa, la prima è a rischio e soprattutto l’indifferenza non è ammessa. Si andrà in scena? Uno sguardo oggettivo su #MeToo e coraggiosamente non allineato.
VENERDì 30 OTTOBRE
16.30
Les jours d’après di Stéphanie Pillonca (90 min, v.o. sott. it. e ing.)
Stéphanie Pillonca incontrerà il pubblico in sala
Les jours d’après fa parte di quei film in cui è facile entrare fin dal primo fotogramma, quei film che si fanno strada dentro ognuno di noi fino a farci condividere le emozioni dei protagonisti, le fragilità, i sentimenti. Louise/Valérie Donzelli, radiologa cinquantenne, arriva in treno nel paese natale per vuotare la casa del padre appena mancato. Qui ritrova il fratello, musicista a corto di soldi, l’amico d’infanzia con un figlio ribelle, il suo primo amore Marc/Jalil Lespert che caso vuole sia stato il badante del padre. E soprattutto Louise ritrova i propri ricordi, la voce del padre nella segreteria, un miscuglio di oggetti che rischiano di travolgerla depistandola dallo scopo pratico del suo viaggio. Ma qualcosa accade: la campagna che la circonda, l’ex amore che torna alla ribalta, una macchina fotografica con cui inizia a comporre un mosaico di immagini… Tutto assume una circolarità, un senso. Per fare i conti con il proprio passato c’è chi parte e c’è chi resta: il puzzle si ricompone sulla voce ruvida di Françoise Hardy.
18.30
La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet (98 min, v.o. sott. it.)
Gabrielle (Léa Drucker) è primario di chirurgia maxillo-facciale: crede convintamente nel servizio sanitario e si dedica con passione al suo lavoro, il marito, la madre ottuagenaria, la sorella dissestata finanziariamente, i nipoti in cerca della propria strada. Robocop, come la chiama il marito (un misuratissimo Charles Berling) pare indistruttibile, nella sua energia e nella sua fiducia nel sistema che la circonda. Ma in un soffio tutto crolla: la sanità pubblica le appare per quel che è, ovvero al collasso, e pure gli affetti si incrinano, in un crudele parallelismo. Deus ex machina arriva Frida/Mélanie Thierry, un incontro determinante per farle scoprire l’altra faccia delle cose e tenderle una mano per rialzarsi. Tra Lione e le Alpi (teatro di un cameo di Erri De Luca) si arriva in Italia, a Torino, per un finale dal sapore dolce: anche la vita, come un volto disfatto dalla malattia, si può ricostruire.
20.30
Presentazione del libro:
Patrice Leconte – L’intima dolcezza del suo cinema di Ignazio Senatore
L’opera esplora la poetica del regista francese Patrice Leconte, analizzando la sua lunga e variegata filmografia — da Tandem a L’insolito caso di Mr Hire fino a Maigret — focalizzandosi sul connubio tra narrazione cinematografica e psicologia dei personaggi.
21.15
La Gradiva di Marine Atlan (145 min, v.o. sott. it.)
Se volete guardare con sguardo da entomologo e cercare di capire la gioventù francese di oggi, non perdetevi questo film. Per la sua opera prima, premiata a Cannes, Marine Atlan trova un’idea di racconto semplice, efficace e potente: immergere una classe di liceali francesi nella città forse più umanamente caotica e stregata del mondo, Napoli. È lì, come in un laboratorio di ricerca, che i ragazzi si liberano poco a poco di ogni vincolo, a partire da Cartesio, per esprimere il meglio e il peggio di loro stessi. Atlan si concede un tempo narrativo lungo, dal passo quasi documentaristico, che ci permette di entrare, capire, immedesimarci e infine perderci in una Napoli niente affatto pittoresca. Sessualità, razzismo, politica sono solo alcuni dei temi affrontati con grande naturalezza. E alla fine non arrivano risposte. Resta semmai una speranza: quella nella capacità delle nuove generazioni di discernere, scegliere e immaginare il proprio futuro.
sabato 31 ottobre
16.00
Milo/7h40 ce matin-là di Nicole Garcia (114 min, v.o. sott. it. e ing.)
Per costruire un futuro che sia accettabile, dobbiamo fare i conti col nostro passato. Come Alice (Marion Cotillard) che sbarca nel grigiore di una mattina d’inverno in un paese sperduto della Francia, accettando il primo lavoro che trova, come cameriera. Perché è proprio lì? Da dove viene? Cosa o chi cerca? Molte le domande che Nicole Garcia fa sorgere nei primi fotogrammi del suo ultimo film, Milo, sceneggiato come di consueto insieme a Jacques Fieschi. Le risposte non tardano ad arrivare: è proprio Milo, suo figlio, che Alice sta cercando, lo trova e lo avvicina, con incauta curiosità. Un passato in carcere per attività sovversiva, Alice non lo vede da 15 anni. Ora lui ha una madre adottiva (Laure Calamy), un lavoro, i suoi sogni e le sue zone d’ombra. Ma sono molte anche le ombre negli anni di piombo che hanno lasciato il segno sulla pelle di Alice. Portando avanti in parallelo le due storie – il rapporto che si instaura tra Milo e la madre da una parte, gli ideali deragliati verso la violenza, le responsabilità, i manipolatori e i manipolati dall’altra – Garcia ci offre in un solo film un appassionato affresco storico-sociale e una struggente storia d’amore.
18.30
Les misérables di Fred Cavayé (180 min, v.o. sott. it.)
In sala il protagonista Vincent Lindon e il produttore Olivier Delbosc.
Se l’America con l’Odissea ci ha da poco proposto una rilettura più o meno credibile di un’opera che appartiene all’umanità intera, il cinema francese ci offre orgogliosamente una nuova versione cinematografica di uno dei romanzi più epici di Victor Hugo.Fred Cavayé lo rielabora, gli dà forma, volti e corpi nuovi, trova nuove sintesi di racconto, ritmi narrativi e una musica più vicina all’oggi. Il suo Les misérables, appena uscito nelle sale d’Oltralpe, è anche un esempio di come il sistema francese, con due importanti produttori come Olivier Delbosc e Richard Grandpierre, mantenga un alto profilo storico e culturale. Si rivolge alle nuove generazioni, riaccende la memoria, afferma una morale e propone due eroi, Jean Valjean e Javert, interpretati da un vibrante Vincent Lindon e da un contorto Tahar Rahim. Non hanno bisogno, loro, dei superpoteri della Marvel: a renderli rivali sono due anime diverse, due traumi diversi e due idee divergenti di giustizia, nate dall’inchiostro di un grande romanziere.
DOMENICA 1 NOVEMBRE
15.00
La troisième nuit di Daniel Auteuil (100 min, v.o. sott. it.)
Agosto 1942, regime di Vichy. Il giovane funzionario Gilbert Lesage (Antoine Reinartz) viene incaricato di dirigere la commissione che selezionerà quali ebrei – tra quelli internati nel campo di Vénissieux, vicino Lione -, potranno essere rilasciati. In commissione c’è anche padre Alexandre Glasberg (Daniel Auteuil), fondatore di una associazione misericordiosa, che nei ritagli di tempo falsifica documenti per i bambini ebrei in sagrestia. Comincia così, ispirato ad un fatto di cronaca vera, La troisième nuit, sesta prova alla regia di Auteuil. L’iniziale e prevedibile scontro tra l’umanità del religioso e l’ottuso senso del dovere del funzionario si sviluppa lungo questa pellicola notturna e piovosa trasformandosi a poco a poco in una imprevedibile e salvifica collaborazione, in nome della giustizia. Tra i colpi di scena e col fiato sospeso, eccoci arrivati alla terza notte di commissione, quella del giudizio: ma l’unione fa la forza e l’intelligenza unita ad una buona dose di sfacciataggine avranno la meglio contro la barbarie. Ben 108 bambini, grazie Lesage e padre Glasberg, avranno un futuro, seppur nel dolore.
17.00
Notre salut di Emmanuel Marre (159 min, v.o. sott. it.)
Ultimamente c’è un’attenzione particolare nel cinema francese agli anni della seconda guerra mondiale, forse per interpretare meglio il presente. In più Emmanuel Marre ha costruito Notre salut a partire dalla corrispondenza di guerra tra il bisnonno Henri e la bisnonna Paulette, conservata in famiglia. Henri Marre, 49 anni, ingegnere, arriva a Vichy senza soldi né contatti. L’unico elemento a cui può aggrapparsi per fare strada è un ambiguo trattato politico, scritto di suo pugno, nel quale difende le proprie convinzioni patriottiche. Furbizia, ingenuità, opportunismo. C’è qualcosa in Henri Marre, interpretato da Swann Arlaud, che parla ai francesi di oggi. Premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura, il film ha in più un’eccellente regia e, anche se la Francia di Vichy è stata già molto raccontata al cinema, Notre salut lo fa con un linguaggio molto moderno e incisivo.
20.45
Le rêve américain di Anthony Marciano (122 min, v.o. sott. it. e ing.)
Nessuno scommetterebbe sulla strana coppia formata da Jérémy (Raphaël Quenard), impiegato in un videoclub, e Bouna (Jean-Pascal Zadi), che pulisce aerei a Orly. Eppure i due hanno un sogno: sbarcare in America nientemeno che come agenti della NBA (National Basketball Association), il the best tra le leghe di pallacanestro di Stati Uniti e Canada. Due scrivanie nel retrobottega di una sartoria cinese nella banlieue parigina sono il loro trampolino di lancio, l’avventura inizia, c’è da imparare l’inglese, le buone maniere, le logiche della concorrenza sleale e i trucchi del mestiere d’Oltreoceano. Ma Jérémy e Bouna hanno un’arma segreta: l’umanità e la grande amicizia che li lega. Ispirato ad una storia vera, Le rêve américain diverte e fa sognare un po’ anche noi, col tocco leggero di una sceneggiatura lineare ma mai scontata.