28 maggio-11 giugno 2020

Lo schermo dell’arte – Artists’ Film ITALIA Recovery Fund Streaming Programme

Tre appuntamenti con tre film d’artista selezionati da Lo schermo dell’arte e proposti in esclusiva streaming nella sala virtuale Più Compagnia. L’incasso andrà interamente a finanziare la campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund.


Lo schermo dell’arte, associazione culturale no-profit che lavora sulle relazioni tra cinema e arte contemporanea, organizza un programma di tre film d’artista in streaming per raccogliere fondi a favore della campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund a sostegno della produzione di opere video originali di giovani artisti italiani.
I film selezionati sono Looking for Oum Kulthum di Shirin Neshat (2017), Station to Station di Doug Aitken (2014) e Where is Rocky II? di Pierre Bismuth (2016).

Il programma è organizzato grazie al sostegno di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “PARTECIPAZIONE CULTURALE” e in collaborazione con In Between Art Film, Vivo Film e Wanted Cinema.


Ogni proiezione sarà seguita da un contenuto extra a cura de Lo schermo dell’arte.


INGRESSO

Per accedere alla sala virtuale Più Compagnia occorre fare una donazione (minimo 5€ a proiezione) a favore della campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund.
La donazione, da effettuarsi A QUESTO LINK entro un’ora dall’orario di inizio dello spettacolo, permette di ricevere via email il codice biglietto con cui si potrà accedere al proprio posto in sala virtuale.
Con una donazione unica di minimo 15€ si riceverà i codici per l’accesso a tutte e tre le proiezioni.

PROGRAMMA

giovedì 28 maggio, ore 21.00

Station to Station di Doug Aitken (Stati Uniti, 2014, 71′)
in collaborazione con Wanted Cinema
Dopo la proiezione sarà disponibile una conversazione, realizzata per l’occasione, tra l’artista Doug Aitken e Leonardo Bigazzi, curatore de Lo schermo dell’arte.

Primo lungometraggio realizzato dall’artista americano Doug Aitken, Leone d’oro della Biennale di Venezia nel 1999, il film racconta il viaggio per 4000 miglia da New York a San Francisco su un treno concepito come una “scultura cinetica di luce”. 62 ritratti, di 1 minuto ciascuno, che raccontano l’esperienza di viaggio di una comunità di creativi tra happening, concerti improvvisati e interventi site specific lungo la strada. Un film che esplora gli infiniti linguaggi della creatività contemporanea e il significato stesso del fare arte. Station to Station è un progetto live in continua evoluzione che esplora le varie forme della creatività.


giovedì 4 giugno, ore 21.00

Where is Rocky II? di Pierre Bismuth (Regno Unito, Stati Uniti, 2016, 90’)
in collaborazione con In Between Art Film e Vivo Film

Un investigatore privato, un’opera d’arte introvabile e un’avvincente storia di fiction cinematografica, costituiscono il plot di questo geniale film dell’artista francese Pierre Bismuth.
Tutto ha inizio dopo la scoperta da parte dello stesso Bismuth di un filmato del 1979 in cui si vede l’artista americano Ed Ruscha collocare una roccia artificiale da lui realizzata nel deserto del Mojave, in California. Parafrasando il celebre film con Stallone, la scultura venne chiamata Rocky II. Intenzionato a ritrovare quel masso celato per quasi quarant’anni, Bismuth assume un investigatore privato che intraprende una minuziosa ricerca che prende inizio dall’ambiente artistico californiano vicino a Ruscha. Parallelamente Bismuth coinvolge nel suo progetto artistico-cinematografico anche due celebri sceneggiatori di Hollywood al fine di scrivere un soggetto per il cinema. Where is Rocky II?  intreccia documentario e fiction e indaga il rapporto sfuggente che nel cinema esiste tra la realtà e la sua ricostruzione.


giovedì 11 giugno, ore 21.00

Looking for Oum Kulthum di Shirin Neshat (Germania, Austria, Italia, Libano, Qatar 2017 90’)
in collaborazione con In Between Art Film e Vivo Film
Dopo la proiezione sarà disponibile una conversazione, realizzata per l’occasione, tra l’artista Shirin Neshat e Leonardo Bigazzi, curatore de Lo schermo dell’arte.

Shirin Neshat torna, dopo l’acclamato Women Without Men a parlare della condizione femminile e a raccontare il suo Iran dalla parte delle donne. In questo suo nuovo lavoro costruito come un film nel film, Neshat dimostra ancora una volta la grande forza del suo sguardo che le permette di passare dal film all’opera, dalla foto all’installazione.

 

 

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