16 dicembre 2019

Robert Bresson. Il rigore e la grazia

A vent’anni dalla morte di Robert Bresson, tre titoli esemplari del suo stile. Puro, austero, rigoroso il cinema di B. non è mai sceso a compromessi con l’industria e con le esigenze del mercato. Fedele al principio che “il cinema non è uno spettacolo ma una scrittura” e che ogni film “è un cammino verso l’ignoto” B. rifugge da qualsiasi convenzione narrativa e drammaturgica, rifiuta gli attori professionisti, predilige un linguaggio disadorno, parco di gesti e parole, fatto di volti, mani, rapporti ellittici e indiretti fra gli avvenimenti. Un linguaggio carico di una verità difficile e sofferta, riluttante a manifestarsi.
Un omaggio a cura del critico cinematografico Gabriele Rizza.

INGRESSO (per ogni singolo film): 5€ intero/ 4€ ridotto


LUNEDì 16 DICEMBRE

17.00
PICKPOCKET Francia 1959; b/n; 75 minuti. Introduce Gabriele Rizza

Lontanamente ispirato a Delitto e castigo di Dostoevskij è il quinto lungometraggio di Bresson. Un giovane solitario e ribelle, in lotta con se stesso, diventa un borsaiolo. Per vizio, passione, orgoglio, gusto del rischio ma si lascia toccare dall’amore di una ragazza madre. Uno stato di grazia lontana dal cupo pessimismo che caratterizzerà le opere degli anni Ottanta. Ascetico e misterioso. Un capolavoro di sottrazione e astrazione. Ai confini del misticismo. Straordinarie, indimenticabili le sequenze della tecnica del borseggio alla parigina Gare de Lyon.

19.00
MOUCHETTE Francia 1967; b/n; 80 minuti. Introduce Gabriele Rizza

Una adolescente vive in campagna, diffidente e solitaria, maltrattata dal padre, in una desolata realtà di miseria, violenza, malattia, alcolismo. Dal romanzo La nuova storia di Mouchette (1937) di Bernanos, Bresson ritorna sul tema di un mondo senza Grazia. La storia di una vittima predestinata alla sofferenza da un oscuro volere divino, cui resta solo la vergogna e l’orgoglio. E la libertà di scegliersi la morte. Unica concessione allo stile depurato e teso fino allo spasimo, le note del Magnificat di Monteverdi che accompagnano la consolata sacralità della sequenza finale.

21.00
L’ARGENT Francia/Svizzera 1983; col.; 85 minuti. Introduce Gabriele Rizza

Un onesto lavoratore spaccia inconsapevolmente un biglietto da 500 franchi falsi. Finisce in prigione. È l’inizio
di una discesa agli inferi. Un catena di delitti compiuti apparentemente senza motivo. “Una piccola colpa provoca una valanga vertiginosa del Male fino al momento in cui nasce il Bene”. Liberamente ispirato al racconto di Tolstoj La cedola falsa è il 14° e ultimo film di Bresson che racconta, con disperata solitudine e rigore assoluto, il potere distruttore del denaro. Inquadrature spoglie e scarnificate. Potente apologo sulla maledizione dei soldi che scava nella coscienza di ciascuno di noi. Premiato a Cannes.

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