CARLO RAMBALDI. LA MATERIA DEI SOGNI
Possession
di Andrzej Żuławski, 1981, 124’ – v.o. eng sott ita
INGRESSO: 7€ intero/ 6€ ridotto
Nel capolavoro disturbante di Żuławski, Rambaldi realizza una delle sue creature più oscure, astratte e simboliche: il feticcio tentacolare con cui la protagonista (Isabelle Adjani) consuma la sua deriva psicotica e passionale. Lontano dai grandi apparati hollywoodiani, qui l’effetto speciale abbandona lo spettacolo per farsi manifestazione fisica del trauma e del desiderio. Rambaldi ideò una creatura viscosa, pulsante e dotata di un movimento biomimetico che trasmette una sensazione di vita repulsiva ma innegabile. Il suo lavoro fu cruciale per rendere credibile l’orrore metafisico: la creatura non è un semplice mostro, ma un simulacro organico che evolve insieme alla follia dei protagonisti, dimostrando come la tecnica potesse piegarsi anche al cinema d’autore più estremo, viscerale e filosofico.
MA LA DIVISA DI UN ALTRO COLORE
Effedià – Sulla mia cattiva strada
di Teresa Marchesi, 2008 Italia, 85′- v.o. sott. ita
INGRESSO: Unico 5€
Alla presenza di Dori Ghezzi e Teresa Marchesi.
Teresa Marchesi supera la proverbiale reticenza di cui si circondava il “Bob Dylan italiano” e senza enfasi costruisce, attingendo in accordo con la famiglia all’archivio privato del cantautore, un ritratto di rara profondità in cui Faber racconta di sé e ricostruisce la propria esperienza di artista, tra registrazioni inedite, filmati d’epoca, apparizioni tv e piccole perle come la commozione di Battiato, un Fabrizio giovane che rifà Brassens e un Fiorello che improvvisa Bocca di rosa. Lungo una trentina di tracce, scorre il mondo artistico, morale e politico, la formazione e la maturità di un cantastorie che ha lasciato un’impronta indelebile sulle generazioni di ieri e di oggi. Il titolo evoca un brano scritto con Francesco De Gregori.
CARLO RAMBALDI. LA MATERIA DEI SOGNI
Incontri ravvicinati del terzo tipo
di Steven Spielberg, 1977, 135’ – v.o. eng sott. ita
INGRESSO: 7€ intero/ 6€ ridotto
Creando l’alieno Puck — una creatura diafana, gracile e dai movimenti gentili — Rambaldi rompe con l’iconografia del mostro invasore per abbracciare quella del visitatore benevolo. Progettò un sistema di articolazioni facciali così sofisticato da permettere all’alieno di sorridere e comunicare con meraviglia, trasformando un ammasso di servomotori in un messaggero di pace. La sua capacità di infondere un’anima e una curiosità quasi umana nello sguardo di un essere sintetico fu la chiave del successo emotivo del finale, consolidando il suo ruolo di geppetto spaziale agli occhi di Hollywood.