Il teso dramma storico di Sergio Castro-San Martín unisce le ferite del Cile di Pinochet agli oscuri Anni di Piombo italiani, esplorando il crollo delle utopie politiche.
Torino, 1976. In fuga dalla brutale dittatura di Pinochet, il minatore socialista Aldo Marín arriva in un’Italia soffocata dalle tensioni degli Anni di Piombo. Costretto ad abbandonare la moglie e il figlio appena nato, cerca faticosamente di sopravvivere ai margini della società. La sua strada incrocia presto quella di Luciana, una dottoressa legata ai movimenti anarchici locali. La donna gli offre una via d’uscita per ricongiungersi alla famiglia, ma a una condizione estrema: Aldo deve mettere le sue vecchie competenze al servizio della lotta armata, riprendendo a fabbricare ordigni esplosivi.
Il regista costruisce un affresco storico profondo, mettendo in comunicazione due paesi lontani ma uniti da un clima politico incandescente. Attraverso lo sguardo di un esule sradicato, la narrazione esplora la forte disillusione di una sinistra combattiva, aggrappata a utopie rivoluzionarie ormai prive di leader o veri partiti di riferimento. I protagonisti diventano veri e propri orfani ideologici: senza punti fermi, si muovono come fantasmi in una città grigia e ostile. Evitando facili schieramenti, il racconto scava nella natura intima dell’essere rivoluzionario. Un film teso e misurato, che ci interroga sul prezzo altissimo delle ideologie portate all’estremo.

REGIA: Sergio Castro-San Martín
ANNO: 2026
PAESE: Italia, Cile, Svizzera
DURATA: 100 minuti
dal 19 giugno al 20 settembre biglietto a €3,50 grazie all’iniziativa Cinema Revolution
proiezioni in v.o. con sottotitoli in italiano