fino al 31 agosto 2020

[L’archivio del Festival dei Popoli presenta] Il mondo raccontato in tempo

“Il mondo raccontato in tempo” è la nuova proposta estiva dell’Archivio del Festival dei Popoli: la rassegna che ci aiuta a comprendere il presente attraverso il nostro passato.

Evento in sala virtuale Più Compagnia

La proposta attinge ad una “biblioteca audiovisiva” che conta oltre 25.000 titoli per proporre strumenti utili a comprendere il presente, inquadrando in una prospettiva temporale temi e fenomeni di rilevanza planetaria. “Il mondo raccontato in tempo” offre agli spettatori la possibilità di viaggiare nel passato per ricavarne delle “chiavi di lettura” che ci permettano di decifrare il contemporaneo.

L’enorme portata del fenomeno Black Lives Matter va oltre i pur drammatici fatti di cronaca e ci fa toccare con mano quanto il razzismo e la discriminazione siano fenomeni difficili da estirpare. Quattro documentari selezionati dall’Archivio del Festival dei Popoli ripercorrono alcuni dei momenti più significativi nella lotta per l’affermazione dei diritti degli afro-americani, sfogliando pagine più o meno note della storia recente degli Stati Uniti d’America: preziose immagini d’archivio, testimonianze, i protagonisti del lungo cammino verso un mondo più giusto.

Programma a cura di Alberto Lastrucci e Daniela Colamartini (Archivio del Festival dei Popoli)


Primo appuntamento

GIOVEDì 9 LUGLIO ore 21.00

INGRESSO: € 3,99

– il film sarà disponibile on demand fino al14 luglio –

THE BLACK POWER MIXTAPE 1967-1975 di Goran Hugo Olsson, Svezia, 2011, 92’ – vo sott ita

Il film sarà preceduto da una presentazione a cura di Alberto Lastrucci (Archivio del Festival dei Popoli)

Straordinaria impresa di editing e ricerca d’archivio, The Black Power Mixtape 1967-1975 riprende un periodo di transizione estremamente turbolento della storia americana, un momento in cui l’affermazione dei diritti civili trasformò per sempre il modo in cui la discriminazione razziale poteva essere combattuta in tutti i tribunali statunitensi. Un’epoca in cui il Black Power Movement cambiò il modo in cui i neri americani percepivano loro stessi.

Alla fine degli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta, alcuni giornalisti della televisione nazionale svedese arrivano in America per documentare il movimento Black Power, ignorato fuori dai confini americani e rappresentato in maniera distorta all’interno degli stessi. Goran Hugo Olsson ne raccoglie l’eredità e ci restituisce preziose immagini d’archivio e affascinanti interviste ai personaggi chiave del movimento: Angela Davis e Stokley Carmichael, Huey Newton, Bobby Seale, Eldridge Cleaver, Elaine Brown, figure eloquenti e
carismatiche del loro tempo.

Utilizzando un formato innovativo che si rifà al popolare formato mixtape degli anni Settanta, il regista unisce le immagini d’archivio ad interviste ad importanti artisti, attivisti e musicisti afroamericani dei giorni nostri, riflessioni attuali dei partecipanti a quella storia e dei giovani che ne sono stati influenzati. La poetessa Sonia Sanchez e Abiodun Oyewole dei Last Poets, così come i musicisti Erykah Badu, Questlove, John Forté e altri ci guidano in viaggio cinematografico nelle comunità nere d’America di quegli anni.

Come suggerisce il titolo, The Black Power Mixtape non ambisce a fornire una panoramica completa di un’epoca, ma ce ne restituisce un impressionistico resoconto visivo, un collage cronologico che aggiunge una complessa dimensione umana alla cronaca dell’epoca. Tra slogan e realtà, tra ideali politici e testardi problemi sociali, tra ieri e oggi, chiedendosi quanto sia cambiato e come sia avvenuto il cambiamento, il film ci lascia una grande volontà di restare in ascolto. (Daniela Colamartini)


SECONDO appuntamento

GIOVEDì 23 LUGLIO

– il film sarà disponibile on demand fino al 27 Luglio –

INGRESSO: € 3,99

LET THE FIRE BURN di Jason Osder, USA, 2011, 95’ – vo sott ita

Il film sarà preceduto da una presentazione a cura di Alberto Lastrucci (Archivio del Festival dei Popoli)

Il 13 maggio del 1985 il Dipartimento di Polizia di Philadelphia decise di intervenire con la forza per sgomberare uno stabile in Osage Avenue, sede del movimento MOVE, un gruppo che univa la lotta di liberazione degli afroamericani ad una radicale proposta di ritorno ad uno stile di vita anarco-primitivista. Dopo alcuni tentativi falliti, la polizia decise di sganciare una bomba incendiaria e diede l’ordine: “Let the fire burn”.

A metà tra il documentario storico e la tragedia epica con un sapiente utilizzo dell’eccezionale materiale d’archivio, Let The Fire Burn coinvolge lo spettatore in un drammatico e complesso caso di scontro culturale fra natura e società.
(Vittorio Iervese)

L’incendio del 1985 è un episodio avvenuto durante la mia giovinezza, quando vivevo appena fuori da Philadelphia. Mi ricordo di esserne stato profondamente spaventato. Ero sconvolto dal fatto che i bambini rimasti uccisi nelle case avessero la mia età e vivessero nella mia stessa città. I loro genitori e la polizia avevano completamente fallito nel proteggerli. Un film non può rendere giustizia della morte di 11 persone, ma l’ingiustizia si aggrava se la storia viene dimenticata. Questo episodio è troppo importante e sconvolgente per essere dimenticato.
(Jason Osder)


TERZO appuntamento

GIOVEDì 6 AGOSTO

– il film sarà disponibile on demand fino al 10 agosto –

INGRESSO: € 3,99

SUD di Chantal Akerman, Francia/Belgio/Finlandia, 1999, 70’ – vo sott ita

Il film sarà preceduto da una presentazione a cura di Alberto Lastrucci (Archivio del Festival dei Popoli)

Nel 1998 un raccapricciante fatto di cronaca richiama l’attenzione di Chantal Akerman, cineasta di fama internazionale, convincendola a trasformare il suo progetto sul tempo e sul ritmo nel Sud degli Stati Uniti in un film sulla violenza di matrice razziale. A Jasper, Texas, un gruppo di suprematisti bianchi ha linciato James Byrd, jr. un giovane afroamericano.

Lontana per sensibilità ed interesse alla forma del reportage di denuncia, la Akerman affronta il tema facendo ricorso al suo particolarissimo approccio visivo per descrivere la comunità ed indagare sulle relazioni che intercorrono tra il paesaggio (sia fisico che mentale) e le ripercussioni che crimini di tale gravità hanno su di esso. Quale è il senso ultimo delle lunghe ricognizioni proposte dal film? Può il silenzio di una cittadina apparentemente tranquilla caricarsi di un insostenibile senso di minaccia? Per una lunga, interminabile notte, una strada asfaltata è stata l’unica testimone del supplizio di un innocente.
(A. Lastrucci)


QUARTO appuntamento

GIOVEDì 27 AGOSTO

– il film sarà disponibile on demand fino al 31 agosto –

INGRESSO: € 3,99

JAMES BALDWIN: THE PRICE OF THE TICKET, di Karen Thorsen, USA, 1989, 87’ – vo sott ita

Il film sarà preceduto da una presentazione a cura di Alberto Lastrucci (Archivio del Festival dei Popoli)

Scrittore, saggista, autore di opere teatrali, attivista a fianco di Martin Luther King, James Baldwin è stato uno dei protagonisti della scena letteraria e del movimento per l’affermazione dei diritti degli afroamericani. Di umili origini, Baldwin dimostra un precoce interesse per la letteratura, cimentandosi prima nell’attività di critico e poi in quella di romanziere, saggista, scrittore per il teatro. Tra i suoi temi, la condizione di nero in una società razzista e quella di omosessuale in un mondo ferocemente omofobico: un mix di tabù che Baldwin affronta a testa alta, riuscendo ad imporre il suo nome tra i maggiori scrittori di lingua inglese della sua generazione. Per lungo tempo residente all’estero (in Francia, sua seconda patria, ma anche in Turchia) Baldwin non interruppe mai i rapporti con il proprio paese di origine, di cui condannava gli errori, i pregiudizi, le censure, le ingiustizie.

Realizzato all’indomani della sua scomparsa (il film si apre con la cerimonia funebre) il documentario di Karen Thorsen – premiato nel 1989 al Festival dei Popoli come Miglior ricerca – risulta esemplare nell’intento di far conoscere il pensiero e la sensibilità dell’artista: le molte interviste rilasciate da Baldwin nel corso della sua carriera vengono montate senza seguire l’ordine cronologico, bensì seguendo la logica dei suoi ragionamenti. La dimostrazione concreta della coerenza e della limpidità di pensiero di questo artista. (A. Lastrucci)

 

 

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