Il cinema di Jean Renoir e Marco Ferreri: a lezione con il critico Giovanni Bogani

Nell’ambito della rassegna “XX secolo. L’invenzione più bella” due lezioni sul cinema di Jean Renoir e di Marco Ferreri, a cura del critico e giornalista Giovanni Bogani

Nell’ambito della rassegna “XX secolo. L’invenzione più bella”, che propone al pubblico alcuni fra i grandi capolavori del cinema di tutti i tempi, in programma al Cinema La Compagnia, quattro titoli saranno introdotti da una lezione del giornalista e critico cinematografico Giovanni Bogani, firma di QN – La Nazione, autore di vari saggi sul cinema e collaboratore della trasmissione televisiva Rai “Cinematografo”.

La prime due lezioni tenute da Giovanni Bogani, si terranno a La Compagnia martedì 10 e martedì 31 gennaio, alle ore 19.00.

Martedì 10 gennaio si parlerà del cinema del regista francese Jean Renoir per introdurre la proiezione del film “L’angelo del male” (ore 21.00), tratto dal romanzo scritto da Emile Zola nel 1890, che ha per protagonista “La bête humaine”, la bestia umana, ovvero la locomotiva.  La storia è quella di un macchinista vittima di pulsioni omicide, che subisce il fascino travolgente della giovane e bella moglie di un capostazione. Un film sentimentale e morboso, denso di ombre criminali. Le riprese su una vera locomotiva aggiungono forza e fascino al film. La sequenza iniziale, il tragitto della ferrovia visto dagli occhi del macchinista, con il ritmico sfilare dei pali del telegrafo a lato della strada ferrata, è ricordata in tutte le storie del cinema. 

Ma la visione del film sarà anche un modo per ricordare lo stile innovativo e poetico di Jean Renoir. Figlio del pittore Auguste, Jean Renoir quasi non ha un “genere” nel quale essere confinato: ha girato film simbolisti, commedie, farse, gialli tratti da Georges Simenon, drammi contadini, affreschi del “piccolo mondo” degli operai e del proletariato. Nel corso della lezione si cercherà di capire, insieme al critico Bogani, quale sia la chiave per riunire sotto un comune denominatore tante esperienze, tanti film diversi, dominati da un unico stile: quel misto di fluidità e libertà culminato nella “Regola del gioco”, il suo film-capolavoro, che per il critico André Bazin rappresenta l’inizio di un cinema nuovo. Quello nel quale ancora siamo immersi. 

Martedì 31 gennaio il focus della lezione è il cinema del regista italiano Marco Ferreri, del quale verrà proiettato (ore 21.00) L’uomo dei cinque palloni, conosciuto anche come Break-up. Interpretato da Marcello Mastroianni e Catherine Spaak, L’uomo dei cinque palloni è un film “maledetto”, che ha circolato pochissimo. La storia è semplice, e al limite dell’assurdo, come molte delle storie del regista Marco Ferreri: un uomo raccoglie un palloncino di gomma e si chiede fino a quanto possa essere gonfiato, pensiero che diviene per lui un’ossessione.

Il produttore Carlo Ponti rimase – viene da dire, giustamente – terrorizzato dal pensiero di un insuccesso commerciale, e fece tagliare e rimontare il film di Ferreri, inserendolo in un film a episodi: Oggi, domani e dopodomani. Ma Ferreri, spirito ostinato quant’altri mai, continuò a lavorare sul “suo” film, addirittura girandone sequenze supplementari, e arrivando a farlo circolare quattro anni dopo, nel 1969, col titolo Break-up. La Cineteca di Bologna lo ha restaurato nel 2016, presentandolo alla Mostra del cinema di Venezia. 

La lezione sarà un’occasione per addentrarsi nel cinema di Marco Ferreri, “regista per caso” (voleva diventare veterinario) e grande genio anticonformista, con le sue idee surreali, grottesche, folli. Una su tutte: la storia de La donna scimmia, in cui un uomo sposa una donna affetta da una malattia che la rende irsuta, tanto da essere sfruttata come fenomeno da circo. O lo spunto dal quale parte il suo capolavoro, La grande abbuffata, in cui alcuni amici si incontrano in una villa, con il progetto di mangiare, fare sesso, bere fino ad ammazzarsi.

Due registi grandissimi, che hanno segnato la storia del cinema: l’uno eclettico, “liquido”, capace di adattarsi a tutti i generi, mantenendo sempre un approccio umano, e con la cinepresa mobile, pronta a raccogliere le vibrazioni dell’anima dei suoi personaggi; l’altro provocatorio, controcorrente, lucidamente folle, probabilmente l’ultimo surrealista – e forse anche il primo – del cinema italiano.  

La rassegna proseguirà, nei mesi successivi, con i film di Martin Scorsese e di Fritz Lang. 

Info: www.cinemalacompagnia.it

Biglietti: 3€ per la singola lezione, 6€ lezione + proiezione

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