FESTIVAL DEI POPOLI 2026
The Story of Documentary Film – A Film In Sixteen Chapters
Di Mark Cousins, Regno Unito, USA, 2026, 60 min- v.o. sott. ita.
INGRESSO: € 8 intero/ €6 ridotto
Dopo i capisaldi rappresentati da The Story of Film: An Odyssey (2011) e Women Make Film (2018), Mark Cousins realizza un altro ambizioso progetto enciclopedico, puntando l’obiettivo sul vasto corpus dei film di non fiction realizzati dalle origini del cinema a oggi. Analizzando con la sua consueta vena eclettica documentari d’osservazione e di viaggio, d’archivio e militanti, film diario e saggi personali, opere sperimentali e d'animazione documentaria, l’autore crea collegamenti inusuali e sorprendenti, portando il confronto con il reale al centro della natura stessa dell’arte cinematografica. Strutturato in ordine cronologico, ma intervallato da sezioni tematiche autonome, il percorso analizza il lavoro di filmmaker imprescindibili come Flaherty, Rouch e Wiseman ma non manca di mettere in luce l’opera di cineasti trascurati e provenienti da ogni angolo del pianeta, ponendo l’accento sulle tante grandi registe spesso escluse dalla storia del documentario. Un’entusiasmante e avventurosa nuova odissea nel mare magnum del cinema del reale.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Black Lions- Roman Wolves
Di Haile Gerima, Etiopia, USA, 2026, 96’ min, col./ bn- v.o. sott. ita.
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
Opera monumentale del regista etiope, trasferitosi negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 del ‘900, e capolavoro documentario di grandissima rilevanza cinematografica e politica. Gerima, che ha lavorato al progetto per un trentennio, ribalta il punto di vista sulla guerra in Etiopia: non più quello di una miserevole e fallimentare impresa coloniale italiana ma l’epica e maestosa resistenza del popolo etiope. Composto di materiali d’archivio, interviste a testimoni oculari e discendenti, commenti di storici e studiosi, il film è un durissimo atto di accusa nei confronti delle azioni compiute all'epoca dal regime fascista italiano. Il puntuale resoconto della campagna d’Etiopia dal 1935 al 1941 è suddiviso in cinque episodi.
In the The Scar of Adwa si racconta la pianificazione della seconda guerra etiope voluta da Mussolini per vendicare la sconfitta subita nel 1896 dall’esercito italiano contro Menelik.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Finche resta il tuo nome
Di Gianmarco D'Agostino, Italia, 2026, 84 min, col.
INGRESSO: € 8 intero/ €6 ridotto
Indagando su Gerhard Wolf, il console tedesco che aiutò gli ebrei nella Firenze occupata, ricordato da una targa posta su Ponte Vecchio, il regista porta allo scoperto una storia taciuta nella propria famiglia: quella di una lontana parente deportata con il marito e i figli. Comincia così un lungo viaggio a ritroso nel tempo tra archivi, incontri e fotografie senza nome, alla ricerca delle prove che potrebbero condurre a una nuova consapevolezza. Frutto di un’indagine durata un decennio che ha portato Gianmarco D’Agostino dalla Toscana alla Germania, dalla Grecia a Treblinka, il film non è solo il tentativo di ricomporre una storia famigliare frammentata mettendo al loro posto i tasselli mancanti, ma l’esito di un instancabile processo di ricerca al seguito di un ideale di verità e giustizia. Non si tratta solo di restituire forma e consistenza a ciò che pare perduto, ma di trasformare la memoria in gesto, per ritrovare la giustezza di un atto umano che significa riscatto e salvezza.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Summer Drift
Di Céline Carridroit, Aline Suter, Francia, Svizzera, 2026, 91 min, col- v.o. sott. ita
INGRESSO: €8 intero/ €6 ridotto
Johanna è una giovane trans che vive a Ginevra, assembla orologi di lusso in fabbrica, ascolta heavy metal, disegna fumetti e, soprattutto, ama i motori. Quando decide di rimettere in sesto il suo vecchio maggiolino per tornare a correre, rientra in quel mondo maschile che aveva lasciato dopo la transizione. Céline Carridroit e Aline Suter, che conoscono Johanna da circa dieci anni, la filmano nel corso di quattro estati, lasciando che sia il tempo trascorso insieme a dare forma e sostanza al loro primo lungometraggio. Senza alcuna intenzione di voler trasformare la storia di Johanna in un racconto edificante, puntando piuttosto a descrivere la libertà e il piacere con cui Johanna fa ciò che più la appassiona. È qui che il film trova la sua forza queer: nel desiderio di prendersi uno spazio senza adeguarsi ai codici che lo governano.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
The Helsinki effect
Di Arthur Franck Finlandia, Germania, Norvegia, 2025, 87 min, col. e bn- v.o. sott. ita.
INGRESSO: € 8 intero / €6 ridotto
La Guerra Fredda era in una fase critica quando i leader mondiali dell’Est e dell’Ovest, nell’estate del 1975, si incontrarono a Helsinki per discutere di sicurezza e cooperazione. Si trattava di una delicata partita a scacchi politica con in palio la pace mondiale, un vertice diplomatico cui parteciparono: Ford, Breznev, Wilson, Honecker, Trudeau, Palme, Ceaușescu e Tito. Con un sapiente lavoro di montaggio operato sulle centinaia di ore di filmati realizzati durante i tre giorni della conferenza e ricorrendo a documenti recentemente declassificati, Arthur Franck documenta un momento cruciale della distensione tra il blocco occidentale e quello sovietico. Il film è un appassionante resoconto storico che non si limita a comporre il ritratto di un’epoca, ma ricostruisce, con finezza e sottile ironia, la complessa drammaturgia cui danno vita attori impegnati a fronteggiarsi sul palcoscenico di un mondo in procinto di mutare radicalmente.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
La belle Annèe
Di Angelica Ruffier Svezia, Norvegia | 2026 | 94 min | col- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Dopo la morte del padre, Angelica Ruffier torna nella casa della sua infanzia, nel sud della Francia, per svuotarla. Tra gli oggetti ritrovati, saltano fuori i diari dei sedici anni e, con loro, riemerge l’amore, segreto e totalizzante, per Sylvie, la sua insegnante di Storia. Da quel desiderio mai concretizzato prende avvio un viaggio nel tempo in cui memoria e immaginazione si confondono. Angelica trasforma la propria biografia in autofiction: l’osservazione documentaria convive con ricostruzioni, fantasie e tracce di un immaginario cinematografico che spazia da Louise Brooks fino a Delphine Seyrig. La belle année abita lo scarto tra ciò che è stato e il racconto che ne abbiamo fatto, interrogando con grazia il potere delle fantasie che ci hanno permesso di diventare chi siamo.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Harlan County, USA
Di Barbara Kopple USA, 1976, 104 min, col- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Tredici mesi nel buio dei Monti Appalachi, con i fucili puntati contro. Nel 1973 la contea di Harlan, nel Kentucky, è una terra feudale controllata dai giganti dell'energia, dove estrarre carbone significa condannarsi ad avere i polmoni neri senza alcuna garanzia di sicurezza. Quando centottanta minatori entrano in sciopero contro la Duke Power, Barbara Kopple compie una scelta senza ritorno: imbraccia la macchina da presa e si unisce a loro; affrontando minacce di morte e agguati notturni da parte dei vigilantes armati. La forza del film - vincitore del premio Oscar come miglior documentario - esplode nei volti delle donne, madri e mogli che si mettono in prima fila sui picchetti, bloccando i convogli con il proprio corpo e donando forza vitale e disciplina alla protesta. Primo capitolo di una trilogia sui diritti dei lavoratori, Harlan County, U.S.A. è un'opera che si consuma in un corpo a corpo furioso tra operai e capitale, dove la cinepresa si fa letteralmente scudo e specchio della violenza.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Who Cares
Di Ina Ivanceanu Austria, Lussemburgo, Slovacchia, 2026, 90 min, Col- v.o. sott. ita.
INGRESSO: €8 intero / € 6 ridotto
Who Cares porta sullo schermo la traiettoria esistenziale e politica di Silvia Federici e del marito George Caffentzis, filosofi radicali il cui lascito più importante sta nello smascheramento della dinamica del lavoro riproduttivo e dello sfruttamento sistematico nascosto dietro l'alibi dell'amore domestico. Il film mette al centro il lavoro di cura come spina dorsale non retribuita del capitalismo globale e mostra la difficoltà di sfuggire a tale trappola in una società che rimuove costantemente il problema, La fragilità e la realtà cruda della vecchiaia e della malattia, vissute in prima persona dalla coppia, rivelano la relazione tra personale e politico: George, anziano e malato, viene accudito da Silvia, ma la contraddizione diventa oggetto di discussione tra Silvia, George e la regista. Muovendosi tra la cura reciproca e le asimmetrie concrete nella possibilità di praticarla, il film trasforma la vulnerabilità nel terreno di battaglia politica, individuando nel corpo ferito l'avamposto primario su cui scardinare la logica del profitto.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Union Town
Di Barbara Kopple, U.S.A, 2026, 110 min, col.- v.o. sott. ita.
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
La nuova trincea operaia si è spostata sull'asfalto delle grandi metropoli, tra gli algoritmi delle piattaforme digitali e l'ossessione per la logistica. Con Union Town, Barbara Kopple chiude la sua monumentale trilogia sul lavoro entrando nei magazzini sterminati di Amazon, a Staten Island, salendo sui furgoni UPS e seguendo le folli corse dei rider nelle strade di New York. Nel cuore pulsante del capitalismo, la regista ha documentato, per un periodo di tre anni, una generazione di lavoratori giovanissimi, multietnici e precari che si riorganizza dal basso, riscoprendo la parola union (sindacato) come unico baluardo contro i ritmi disumani imposti dall'algoritmo. La camera è onnipresente: sui marciapiedi all'alba, nelle pause-sigaretta rubate all’orologio, durante le assemblee improvvisate nei parcheggi. Un'opera urgente che fotografa una rinascita inaspettata della coscienza di classe che testimonia come la solidarietà sia l’unica forza in grado di arrestare la macchina del profitto.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Angeli del fango- La megio gioventù europea
Di Marco Spagnoli Italia, 2026, 65 min, col. bn- v.o. sott. ita.
INGRESSO: € 8 intero / €6 ridotto
4 novembre 1966. Nelle prime ore della giornata l’eccezionale maltempo che si scatena sulla città di Firenze provoca un evento alluvionale tra i più gravi di sempre, colpendo nella notte e per tutta la giornata seguente il capoluogo, l’intero bacino dell’Arno, la Maremma e buona parte del centro-nord italico. Una catastrofe segnata da crolli e straripamenti, devastazioni e morti, con danni immensi alle proprietà private e al patrimonio artistico. Il documentario di Marco Spagnoli ripercorre i drammatici eventi di quelle giornate nelle parole di coloro che si impegnarono per salvare un’intera città rimasta isolata e sommersa da seicentomila metri cubi di melma e detriti. In quel novembre avvenne infatti una delle più memorabili azioni di volontariato, di salvaguardia e cura collettiva, cui parteciparono giovani da tutto il mondo, accorsi per l’emergenza e ribattezzati “angeli del fango”. Il ricordo di quell’impresa rivive nella testimonianza di chi, ancora oggi, la ricorda come un atto di solidarietà necessaria e in grado di dare senso all’esistenza.
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Knife: The attempted murder of Salman Rushdie
Di Alex Gibney USA, 2026, 107 min, col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Un evento, il tentato omicidio di Salman Rushdie; un libro, in cui l’autore racconta l’accaduto; un film, che riprende quel racconto e lo reinventa attraverso immagini inedite, materiali d’archivio privati e le riprese realizzate dalla compagna dello scrittore, Rachel Eliza Griffiths. Sono i tre livelli che si intrecciano nel film di Alex Gibney, grande narratore e soprattutto grande ri-narratore, capace di interrogare l’archivio e trasformarlo in materia cinematografica. Partendo dal memoir di Rushdie e dalle immagini intime della sua convalescenza, Gibney costruisce un racconto che supera la cronaca dell’attentato per esplorare il rapporto tra memoria, corpo e immagine, tra violenza subita e possibilità di ritrovare una forma di vita. Il cinema diventa così il luogo in cui il racconto individuale si apre a una dimensione collettiva, ma anche spazio di riflessione sulla capacità di rappresentare il reale. Nel restituire la storia di Rushdie, il film mostra infatti non soltanto il mondo, ma il processo stesso attraverso cui le immagini lo rendono visibile, lo interrogano e ne custodiscono la memoria.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Like any other Mortal
Di María Molina Peiró Paesi Bassi, Spagna, 2026, 93 min, col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / €6 ridotto
Che cos'è la vita? Dobbiamo accontentarci del concetto darwiniano, subito adottato dal capitalismo, della sopravvivenza del più forte? Oppure si tratta di una manifestazione dell’esistenza, che precede la morte ma non necessariamente prevede un termine? Queste considerazioni filosofiche permeano un documentario sperimentale, che parte dalla desolazione del Rio Tinto, località della Spagna utilizzata da scienziati e astronauti per simulare il paesaggio marziano, per intraprendere un viaggio sia fisico che metafisico. Riflessioni sul colonialismo e sullo sfruttamento si mescolano al misticismo del flamenco e al culto di S. Barbara, per convergere su studi che mettono in discussione i parametri utilizzati per classificare le forme di vita. Un film che resta a lungo nella percezione dello spettatore per l’audacia nella ricerca e per l’utilizzo delle immagini come strumenti interpretativi dell’esistente
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
When you listen to this song
Di Mona Bauer Francia, 2025, 54 min, col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Cosa resta, da adulti, della lettura d'infanzia del Diario di Anna Frank? Nel trasporre il testo omonimo di Lola Lafon - una cronaca della notte trascorsa in solitudine nell'alloggio segreto di Anna ad Amsterdam, dove la famiglia Frank e altri perseguitati avevano vissuto tra il 1942 e il 1944 prima di essere traditi, deportati e assassinati - Mona Achache orchestra un vertiginoso dialogo a distanza tra due giovinezze ed epoche diverse. La voce di una giovane scrittrice, spezzata dal nazismo, e gli anni '80 parigini di Loa Lafon, immersa nel fermento militante ma ignara dell'antisemitismo strisciante che la circondava, vengono messi a confronto in questa opera stratificata. Attraverso un montaggio mobile e audace, costellato di materiali d'archivio e repentine associazioni visive, il film segue la dolorosa presa di coscienza dell'autrice mentre legge ad alta voce le parole da lei scritte. Un atto di testimonianza che demolisce la retorica della memoria per restituire ad Anna Frank la sua bruciante e complessa verità storica.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Candites of Deaths
Di Mohanad Yaqubi Polonia, 2026, 96 min, col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
La vacanza di un padre regista con il figlio e due suoi amici. I tre ragazzi vogliono realizzare un film horror - il titolo è già deciso: Candidates of Death - e il padre asseconda il loro progetto, filmandoli, osservandoli, riconoscendosi in quella nascente passione. Quello che inizia d’estate, quasi per gioco, diventa un percorso di crescita e di consapevolezza, non solo di se stessi, ma del cinema come forma di invenzione, di creazione del mondo e gioco libero. Per i dieci anni successivi i ragazzi continuano a filmare, a inventare nuove scene, a progettare situazioni e dialoghi. Ripercorrendo il loro viaggio da quando erano adolescenti fino al momento in cui si affacciano nel mondo degli adulti, lo spettatore si rende conto che, ciò a cui ha assistito, è la nascita e la crescita nel tempo di una passione grande e potente: quella del cinema, capace di essere specchio e motore della vita stessa.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
D.O.A- A rite of Passage
Di Lech Kowalski USA, 1981, 90 min, colore- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Nel 1978 i Sex Pistols sbarcano negli USA per una breve tournée negli stati del sud ma la band è in procinto di sciogliersi. Qualche mese più tardi Sid Vicious verrà accusato dell’assassinio della compagna, Nancy Spungen, prima di morire per overdose. Kowalski si impone all’attenzione del pubblico con un’opera folgorante e immediatamente di culto: osservatore partecipe e distaccato allo stesso tempo, condivide l’entusiasmo per il neonato movimento ma ne intuisce il rapido esaurimento, firmando il canto funebre di un genere musicale iconoclasta e autodistruttivo. Il film è anche la registrazione in diretta di un conflitto culturale che, nei suoi momenti più acuti, assume i contorni di uno scontro frontale, a chiusura di un’epoca in procinto di consegnare il proprio sudario all’incombente edonismo anni ‘80. Memorabile la scena dell'intervista con Sid e Nancy - troppo fatti per dire alcunché ma che si dicono disponibili, per soldi, a girare un porno - così come le esibizioni live, filmate con immediatezza e intensità furibonde.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
The price of the sun
Di Jérôme le Maire Belgio, Francia, Marocco, 2026, 92 min, col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
In un’arida regione dell’Atlante marocchino, la popolazione berbera porta avanti il proprio tradizionale stile di vita: pastorale e nomade. All’orizzonte compaiono degli sconosciuti: nei campi lunghissimi dei paesaggi rocciosi color ocra si muovono alcuni individui con giubbotti di sicurezza gialli e caschi antinfortunistici; seguiti da ruspe e da camion. Le immagini trasmesse nei precari apparecchi televisivi svelano un nuovo progetto avveniristico: un immenso parco fotovoltaico per produrre energia pulita.
Jérôme le Maire accompagna lo spettatore in uno spazio apparentemente remoto in cui ha luogo uno dei conflitti cruciali dei nostri tempi: il rapporto tra energia verde e sfruttamento del territorio, tra un progresso necessario per far fronte all’emergenza climatica e il prezzo pagato dalle popolazioni che vivono sulla propria pelle il cambiamento. In uno scenario quasi epico, da western contemporaneo, The Price of the Sun è capace di svelare le ambiguità e i costi della transizione energetica.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Landscape of ending
Di Francesco Mattuzzi Italia | 2026 | 94 min | col.
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
Sono tanti i luoghi di confine in questo film, visibili o meno, ma su tutti aleggia il confine ultimo, quello tra la vita e la morte. Landscapes of Ending è un viaggio multiplo attraverso immagini e parole che provano a dire, esorcizzare, affrontare quel confine, creando spazi sospesi, preparandosi a una fine voluta, inventando tecnologie in grado di accompagnare chi si avvicina a quella meta. Il film attraversa paesaggi reali e immaginari, esperienze individuali e dispositivi tecnologici, componendo una geografia dell’estremo in cui il cinema si confronta con ciò che sembra sottrarsi a ogni rappresentazione. Non si tratta di trovare risposte, né di addomesticare l’idea della fine, ma di esplorare le forme attraverso cui gli esseri umani tentano di abitarla, immaginarla, renderla dicibile. Mattuzzi costruisce così un’opera in cui il paesaggio diventa insieme luogo fisico e spazio del pensiero, mentre le immagini si fanno strumenti di un’indagine sul limite della vita e sulle possibilità, sempre provvisorie, di attraversarlo
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Documento italiano: verso la finzione
Con: Aline Hervé, Alina Marazzi, Gianfilippo Pedote Modera: Alma Mileto
INGRESSO LIBERO
Con: Aline Hervé, Alina Marazzi, Gianfilippo Pedote
Modera: Alma Mileto
Nuovo appuntamento per la riflessione che il Festival dei Popoli porta avanti da qualche edizione per raccontare la transizione dal documentario alla finzione compiuta in Italia da un’intera generazione di filmmaker che, a partire dal confronto con la realtà, ha contribuito a rinnovare radicalmente la cinematografia del nostro paese negli anni 2000. Gli ospiti del panel hanno avuto un ruolo di primissimo piano in questo processo e dialogheranno intorno alle dinamiche autoriali e di sistema che ne hanno progressivamente modificato lo statuto, offrendo una lettura sfaccettata dello scenario attuale e ipotizzando le mutazioni a venire.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
For life
Di Ahmet Seven Turchia | 2026 | 91 min | col.- v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
Il film mette al centro della scena il corpo come frontiera politica, trasformando la procreazione nell’ultima forma di resistenza all'annientamento. Nel cuore della Palestina occupata, l'ergastolo da scontare nelle prigioni israeliane punta a cancellare il presente dei detenuti, ma anche il loro diritto ad una discendenza. Il film segue una donna palestinese, Hind, che riesce a trafugare il liquido seminale del suo compagno oltre le mura del penitenziario. Questa pratica clandestina è un gesto di sfida civile, che trasforma la fecondazione in vitro in atto di decolonizzazione biologica e di libertà personale. L'operazione ha, però, aspetti rischiosi, perchè il tempo di vitalità del campione è molto breve per cui l'operazione impone una corsa febbrile tra i checkpoint e il traffico labirintico della Cisgiordania, mentre su Gaza infuriano i bombardamenti. Mettere al mondo un figlio non è più un atto intimo deciso dalla coppia, si trasforma nella rivendicazione più audace di una comunità che oppone la maternità alla distruzione e alla reclusione perpetua
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Luana, ragazza
Di Ernesto Pagano Italia | 2026 | 75 min | col.
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
Il 3 maggio del 2021, Luana D’Orazio muore sul lavoro a soli 22 anni in un’azienda tessile in provincia di Prato. La giovane è stata risucchiata nell’ingranaggio di un orditoio, manomesso deliberatamente per aumentare la produttività, a insaputa della vittima. A distanza di qualche anno dalla tragica scomparsa, la famiglia chiede ancora giustizia. In un’Italia dove in media più di tre persone al giorno rimangono uccise sul posto di lavoro, Ernesto Pagano riporta l’attenzione sul tema delle ‘morti bianche’. In un cinema italiano sempre più povero di sguardi attenti alla condizione della classe lavoratrice, Luana, ragazza offre un ritratto commovente e delicato di una giovane donna, portandoci a conoscere da vicino i suoi sogni, così come la lotta della madre, Emma Marrazzo, per rivendicare la giustizia nei confronti di Luana e di tutte le vittime di un sistema economico industriale che scavalca la sicurezza delle persone per il proprio profitto.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
East of paradise
Di Lech Kowalski USA, 2005, 110 min, col. - v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 6 ridotto
Il capolavoro di Lech Kowalski è un film spaccato in due tra la testimonianza della madre del regista - deportata in un campo di lavoro sovietico staliniano - e quella dell’autore stesso che, ripercorrendo gli anni di formazione, trova nell’opposizione al sistema linfa vitale e ispirazione per fare cinema. Presentata alla 62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è l’opera della maturità artistica e della consacrazione critica; una dichiarazione a cuore aperto di una pratica che si fa poetica e nella quale tutte le tematiche del suo cinema giungono a compimento: la lotta per la sopravvivenza; l’insofferenza nei confronti delle pratiche di sopraffazione politica, sociale, culturale; il desiderio di autonomia ed evasione che ha portato il cineasta a trovare casa in ogni angolo del mondo, accanto a reietti, artisti e combattenti. Uno dei più importanti documentari degli anni 2000.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Incontro di Lech Kowalski
Di Lech Kowalski
INGRESSO LIBERO
Lech Kowalski sarà protagonista di una masterclass aperta al pubblico dopo la proiezione di East of Paradise.
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Cerimonia di premiazione del 67′ festival dei Popoli
di AA. VV.
INGRESSO: e 8 intero / € 6 ridotto ( il biglietto include anche la proiezione a seguire dell' "io sono l'assente")
cerimonia di premiazione
FESTIVAL DEI POPOLI 2026
Io sono l’assente
Di Adamo Antonacci Italia | 2026 | 78 min | col.
INGRESSO: € 8 intero/ € 6 ridotto
Viaggio intimo nell’universo umano, poetico e artistico di Alessandro Benvenuti, autore inafferrabile che ha attraversato teatro, cinema, televisione e musica portando avanti una ricerca espressiva e creativa dalla marcata cifra personale. Composto per assonanze e giustapposizioni in un dialogo continuo tra passato, presente e futuro, il film è un mosaico di immagini, ricordi e cortocircuiti. Dall’infanzia trascorsa tra San Francesco e Pontassieve agli esordi nel cabaret fiorentino dei primi anni Settanta; dalla nascita dei Giancattivi al successo condiviso con Athina Cenci e Francesco Nuti, fino alla dolorosa separazione del trio. Un percorso fatto di cadute e rinascite che trova il suo apice nel successo di Benvenuti in casa Gori ma non dimentica il raffinato frangente del Benvenuti cantautore. La voce del protagonista si intreccia a quelle di amici, artisti e compagni di viaggio – tra cui Carlo Verdone, Stefano Fresi e Simone Cristicchi – con la partecipazione speciale di Ivo il Tardivo, uno dei personaggi più emblematici tra quelli scaturiti dall’immaginazione dell’autore.
FRANCE ODEON 2026
La troisième nuit
Di Daniel Auteuil, Francia, 100 min-v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero / € 7 ridotto
Agosto 1942, regime di Vichy. Il giovane funzionario Gilbert Lesage (Antoine Reinartz) viene incaricato di dirigere la commissione che selezionerà quali ebrei – tra quelli internati nel campo di Vénissieux, vicino Lione -, potranno essere rilasciati. In commissione c’è anche padre Alexandre Glasberg (Daniel Auteuil), fondatore di una associazione misericordiosa, che nei ritagli di tempo falsifica documenti per i bambini ebrei in sagrestia. Comincia così, ispirato ad un fatto di cronaca vera, La troisième nuit, sesta prova alla regia di Auteuil. L’iniziale e prevedibile scontro tra l’umanità del religioso e l’ottuso senso del dovere del funzionario si sviluppa lungo questa pellicola notturna e piovosa trasformandosi a poco a poco in una imprevedibile e salvifica collaborazione, in nome della giustizia. Tra i colpi di scena e col fiato sospeso, eccoci arrivati alla terza notte di commissione, quella del giudizio: ma l’unione fa la forza e l’intelligenza unita ad una buona dose di sfacciataggine avranno la meglio contro la barbarie. Ben 108 bambini, grazie Lesage e padre Glasberg, avranno un futuro, seppur nel dolore.
FRANCE ODEON 2026
Notre salut
Di Emmanuel Marre, Francia, 159 min-v.o. sott. ita
INGRESSO: € 8 intero/ €7 ridotto
Ultimamente c’è un’attenzione particolare nel cinema francese agli anni della seconda guerra mondiale, forse per interpretare meglio il presente. In più Emmanuel Marre ha costruito Notre salut a partire dalla corrispondenza di guerra tra il bisnonno Henri e la bisnonna Paulette, conservata in famiglia. Henri Marre, 49 anni, ingegnere, arriva a Vichy senza soldi né contatti. L’unico elemento a cui può aggrapparsi per fare strada è un ambiguo trattato politico, scritto di suo pugno, nel quale difende le proprie convinzioni patriottiche. Furbizia, ingenuità, opportunismo. C’è qualcosa in Henri Marre, interpretato da Swann Arlaud, che parla ai francesi di oggi. Premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura, il film ha in più un’eccellente regia e, anche se la Francia di Vichy è stata già molto raccontata al cinema, Notre salut lo fa con un linguaggio molto moderno e incisivo.
FRANCE ODEON 2026
Le rêve américain
Di Anthony Marciano, Francia, 122 min-v.o. sott. ita e ing
INGRESSO: € 8 intero / € 7 ridotto
Nessuno scommetterebbe sulla strana coppia formata da Jérémy (Raphaël Quenard), impiegato in un videoclub, e Bouna (Jean-Pascal Zadi), che pulisce aerei a Orly. Eppure i due hanno un sogno: sbarcare in America nientemeno che come agenti della NBA (National Basketball Association), il the best tra le leghe di pallacanestro di Stati Uniti e Canada. Due scrivanie nel retrobottega di una sartoria cinese nella banlieue parigina sono il loro trampolino di lancio, l’avventura inizia, c’è da imparare l’inglese, le buone maniere, le logiche della concorrenza sleale e i trucchi del mestiere d’Oltreoceano. Ma Jérémy e Bouna hanno un’arma segreta: l’umanità e la grande amicizia che li lega. Ispirato ad una storia vera, Le rêve américain diverte e fa sognare un po’ anche noi, col tocco leggero di una sceneggiatura lineare ma mai scontata.