CARLO RAMBALDI. LA MATERIA DEI SOGNI
Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea
di Riccardo Freda, 1972, 90’ – in italiano
INGRESSO: 7€ intero/ 6€ ridotto
In questa incursione nel thriller orrorifico firmata dal maestro Riccardo Freda, Rambaldi sperimenta soluzioni visive legate al perturbante e al macabro. Il suo contributo nella realizzazione di protesi e manichini antropomorfi gioca con l’inquietudine dello spettatore, trasformando il corpo umano in un simulacro meccanico. È una testimonianza preziosa di come Rambaldi sapesse infondere un’aura di sinistra realtà anche agli oggetti più inanimati, anticipando le ossessioni organiche e la fusione uomo-macchina che avrebbero caratterizzato le sue grandi produzioni
MA LA DIVISA DI UN ALTRO COLORE
Effedià – Sulla mia cattiva strada
di Teresa Marchesi, 2008 Italia, 85′- v.o. sott. ita
INGRESSO: Unico 5€
Alla presenza di Dori Ghezzi e Teresa Marchesi.
Teresa Marchesi supera la proverbiale reticenza di cui si circondava il “Bob Dylan italiano” e senza enfasi costruisce, attingendo in accordo con la famiglia all’archivio privato del cantautore, un ritratto di rara profondità in cui Faber racconta di sé e ricostruisce la propria esperienza di artista, tra registrazioni inedite, filmati d’epoca, apparizioni tv e piccole perle come la commozione di Battiato, un Fabrizio giovane che rifà Brassens e un Fiorello che improvvisa Bocca di rosa. Lungo una trentina di tracce, scorre il mondo artistico, morale e politico, la formazione e la maturità di un cantastorie che ha lasciato un’impronta indelebile sulle generazioni di ieri e di oggi. Il titolo evoca un brano scritto con Francesco De Gregori.
CARLO RAMBALDI. LA MATERIA DEI SOGNI
Incontri ravvicinati del terzo tipo
di Steven Spielberg, 1977, 135’ – v.o. eng sott. ita
INGRESSO: 7€ intero/ 6€ ridotto
Creando l’alieno Puck — una creatura diafana, gracile e dai movimenti gentili — Rambaldi rompe con l’iconografia del mostro invasore per abbracciare quella del visitatore benevolo. Progettò un sistema di articolazioni facciali così sofisticato da permettere all’alieno di sorridere e comunicare con meraviglia, trasformando un ammasso di servomotori in un messaggero di pace. La sua capacità di infondere un’anima e una curiosità quasi umana nello sguardo di un essere sintetico fu la chiave del successo emotivo del finale, consolidando il suo ruolo di geppetto spaziale agli occhi di Hollywood.